Mistress Ludovica Luxury - LUDOVICA LUXURY -TICKLING OUR MAID -mobile

Italian speaking.  my three mistress friends and i dive onto the terrace like hawks in a stoop. sun scorching, pool glittering, and that little whore of a maid? sprawled on the lounger, dark shades, two-bit bikini, phone in hand. no mop, no rags: just her tanning instead of scrubbing the fucking floors. “what a disobedient slut,” one snarls. “brat to the marrow,” another smirks, fingers already primed. we encircle her in a heartbeat. two pin her wrists, one seizes her ankles; i vault on and lock her waist with my knees. ten seconds flat: she’s starfished, arms and legs splayed, bound tight with the same beach cords she used for the lounger. bikini strains, breath snaps. she knows she’s fucked. her achilles’ heel? tickling. we start soft, just to make her quiver: fingertips ghosting armpits, nails raking hips, makeup brushes teasing foot soles. she detonates instantly: hysterical laughter, spasms, “stop, please, nooo!” we crank the volume. four flocks of hands everywhere: ribs, nape, inner thigh, knee hollows. the lounger screeches, her body bows like a bridge, tears streaking her face. “apologize, little bitch!” “mercy, mistresses, mercy!” she howls between sobs and giggles, voice shredded. we don’t relent until she collapses: “i’m sorry! i’ll never do it again! i’ll clean everything, i swear to god!” only then we throttle back, panting, triumphant. we untie wrists and ankles, flick one last pinch on her flank. “back to work, cinderella. catch you sunbathing before six, next time we bring the vibrating feathers and leave you till nightfall.” she rockets upright, crimson, still shuddering, and vanishes inside. hierarchy restored. day to frame. io e le mie tre amiche mistress piombiamo in terrazza come falchi in picchiata. il sole brucia, la piscina luccica, e quella puttanella della cameriera? stravaccata sul lettino, occhiali scuri, bikini da due soldi, telefono in mano. niente scope, niente strofinacci: solo lei che si abbronza invece di sfregare i cazzo di pavimenti. che troia disobbediente, ringhia una. brat fino al midollo, ghigna l’altra, già con le dita pronte. la circondiamo in un battito. due la inchiodano per i polsi, una le afferra le caviglie; io le salto addosso e le blocco la vita con le ginocchia. dieci secondi netti: è a stella, braccia e gambe spalancate, legate strette con le stesse corde da spiaggia che usava per il lettino. il bikini tira, il fiato le si spezza. sa che è fottuta. il suo tallone d’achille? il solletico. arma di distruzione di massa. partiamo soft, solo per farla fremere: polpastrelli che sfiorano le ascelle, unghie che graffiano i fianchi, pennelli da trucco che stuzzicano le piante dei piedi. scoppia all’istante: risate isteriche, convulsioni, basta, vi prego, nooo! noi alziamo il volume. quattro stormi di mani ovunque: costole, nuca, interno coscia, incavo delle ginocchia. il lettino stride, il suo corpo si inarca come un ponte, lacrime che le colano sul viso. chiedi scusa, zoccoletta! pietà, mistress, pietààà! strilla tra singhiozzi e risate, la voce in brandelli. non molliamo finché non crolla: mi dispiace! non lo farò mai più! pulirò tutto, giuro su dio! solo allora rallentiamo, ansimanti, trionfanti. le sleghiamo polsi e caviglie, le rifiliamo un ultimo pizzicotto sul fianco. al lavoro, cenerentola. se ti becco al sole prima delle 18:00, la prossima volta arriviamo con le piume vibranti e ti lasciamo lì fino a sera. lei schizza in piedi, paonazza, ancora scossa dai brividi, e sparisce dentro. gerarchia ristabilita. giorno da incorniciare.

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